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Ricorso tributario: termini e quando conviene presentarlo

Il termine di 60 giorni, la soppressione del reclamo-mediazione, la sospensione della riscossione e i criteri per decidere se impugnare.

Di Avvocato Giulia FerraroAggiornato il 1 giugno 20267 min di lettura

Il ricorso è lo strumento per contestare un atto davanti al giudice tributario. La decisione di presentarlo va presa valutando fondatezza dei motivi, importi in gioco, costi e tempi del giudizio.

Il termine: 60 giorni

Il ricorso si propone, a pena di inammissibilità, entro 60 giorni dalla notifica dell'atto. Il termine è sospeso nel periodo feriale (1°–31 agosto) e, in caso di istanza di accertamento con adesione, per ulteriori 90 giorni.

Aggiornamento

Per gli atti notificati dal 4 gennaio 2024 è stato soppresso il reclamo-mediazione obbligatorio: non è più necessaria la fase preliminare che in passato riguardava le liti minori.

La riscossione nel frattempo

La presentazione del ricorso non blocca automaticamente la riscossione. Per evitare il pagamento in pendenza di giudizio occorre, quando ne ricorrono i presupposti, chiedere al giudice la sospensione dell'atto, dimostrando il danno grave e l'esistenza di buone ragioni.

Quando conviene impugnare

  • I rilievi appaiono infondati o l'atto è viziato (motivazione carente, termini scaduti)
  • Gli importi sono rilevanti e il margine dell'adesione è insufficiente
  • Esistono precedenti favorevoli sulla questione

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